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Credo nelle parole, che spaccano le rocce. Credo nelle persone, perché ci sono sempre altre persone in cui credere. Credo nell'amore, che ci libera tutti.
Credo nella vita, e vivo delle cose in cui credo.

Michele

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"io dico che c'era un tempo sognato che bisognava sognare."
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A tutti coloro che, quando vedono l'onda, si lanciano avanti di corsa gridando il proprio nome...

A te, mia dolce compagna, che muovi i tuoi passi prudenti sul ciglio del mondo...

A me, che sto qui da solo, aspettando che si sciolga la neve, per tornare a volare.

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- E' buono - disse il vecchio cavaliere, - con cosa lo prepari ?
- Un infuso di sogni - rispose la bambina.

martedì, 24 aprile 2007,ore 02:39

Ma chi l'ha detto che non si deve provare a provare?

Le luci di Roma. Dio come sono belle le luci di Roma questa notte da quassù. Sembrano tremare le luci di questa città, come lumini di candela, amore mio. Come candeline di una torta. Qualcuno deve averci fatto una gigantesca torta di questa città, per me. Ecco, mi viene da pensare, trattieni il fiato e soffia, soffia con tutta la forza che puoi, e spegnile tutte mi raccomando. Buon compleanno, vita. Un giorno in più passato, ad infilare perle di collana, inanellar ricordi e sogni sfiorati da sussurrare questa notte.
Ho tenuto un cuore pulcino in mano oggi, accarezzandolo e baciandolo e confortandolo. Perchè se non siamo nati per una carezza, per una parola, per un bacio, per cosa siamo nati allora?
E ora sono tornato finalmente solo. Finalmente lontano. Finalmente di nuovo risento il mio battito e il mio respiro, sopra questa musica infinita della vita. Assordante a volte. Dovrebbero metterci un volume al cuore, o a tutto il resto magari. Tanto per regolarsi un poco meglio e non perdere il tempo e il ritmo. Che a volte si danza, e a volte semplicemente si vorrebbe seguire la musica con il piede, tenendo il tempo e il passo. E che concerto da qui, su questa terrazza dei Castelli da cui si vede Roma. La distanza giusta queste luci, per ascoltare quella vita brulicante dei quartieri, gli amori borghesi delle coppie del centro, le grida di risse di borgata, le risate in quelle case laggiù a Testaccio, le corse di motorini su per via della Magliana, le preghiere che salgono al cielo come rondini intorno al Cupolone, i lamenti della gente che soffre nelle corsie di ospedali di periferia, le fiammelle delle anime degli innamorati sberluccicanti laggiù sul Gianicolo, la scia scura del Tevere che scorre portando sul fondo promesse infrante e giuramenti sciolti verso il mare.
Mi soffermo a pensare a chi è rimasto ad aspettarmi, a chi oggi mi ha incontrato, a chi domani mi vedrà passare, su questa strada lastricata che ancora rimanda l'eco dei miei passi solitari tra i vicoli di questo paesello che mi ha visto nascere, e ogni volta mi accoglie così, in un silenzio che sa di comprensione e di affetto. E mi vedo affacciato a questo belvedere, ad ammirare i tetti e le terrazze che sfumano verso l'orizzonte in un continuo di puntini luminosi di un mondo che vive intorno a me. Come conchiglie su una spiaggia, dopo una marea. Come i granchietti sugli scogli, quel muoversi di lato, da ubriaco, sperando che l'onda, la prossima onda, ci spinga un poco più in là ma non ci sbalzi via, che è fatica rifare sempre la stessa strada, è infinitamente bello si, ma è fatica e sudore e caparbia determinazione, ripartire ogni volta, su questo scoglio che chiamiamo vita.
Ma non stasera: stasera è pace e Primavera.
Nel cuore, nelle orecchie e sulle labbra.
E come sempre succedede, quando lo sguardo si perde all'orizzonte e vedo luccicare il mare, arrivi tu, il passo leggero di un fantasma e il sorriso gitano di una donna bambina. Ti metti qui, al mio fianco, e io non ho il coraggio di girare il viso verso quel vuoto dove so che sei, per non farti svanire bucata dal mio sguardo, per tenerti con me, così, in silenzio, come ogni giorno che questo tempo amico ci ha concesso di passare insieme a guardare il mondo. E' bello vedere la città con te: è bello perché non ci sei ma sei qui, Dio mio quanto sei qui, sempre, accanto a me, a far silenzio come solo tu sai fare. Ludovico Einaudi nelle cuffie che dividiamo, il volume al minimo, che intuire è anche troppo questa sera, e allora ci vuole un quasi silenzio rarefatto. Per lasciar parlare il Ponentino del crepuscolo che cala, di questa notte posata a manto a ricoprire i sogni e poi le stelle, come caramelle da scartare. Appoggia la testa sulla mia spalla, che stasera non si fanno acrobazie, si vola basso, si plana. A vista, su questa città, come due alianti sospesi nell'aria densa di tutto questo umano che sale al cielo. Di tutto questo vapor d'anima che sale, facendo tremolar le luci e luccicare gli occhi, verso quella fetta argento che stai guardando anche tu, in questo istante, da una finestra su un altro fiume.
Cara piccola Dorothy, di cuore, muscoli e cervello ne abbiamo da vendere anche qui. Semmai quello che manca, sotto questo cielo, è un po' di paglia, latta e tre ciuffi di criniera, sotto cui nascondersi per far finta che sia solo la fantasia della magia di Oz.

Che si gioca per vincere e non si gioca per partecipare
Chi è ferito e non cade, ma continua ad andare
A sbattersi nel buio e a farsi vedere
A sanguinare di nascosto e a pagare da bere
A goccia a goccia, ma tu guarda, il mio cuore mangiato
L’amore ha sempre fame, non l’avevi notato
E dice sempre con disinvoltura
Senza paura dice: “mai”, senza paura mai.

Che si veste di bianco per scandalizzare
E compra rose a dozzine
E fa curvare i pianeti e fa piegare le schiene
Che si gioca per vincere e chi vince è perduto
Con una chiave ed un numero in mano
Tutta la notte aspettare un saluto
E a pensare: “ti amo”

Chi raccoglie conchiglie dopo la mareggiata
E il cielo è ancora scuro, ma la notte è passata
E macina la sabbia dentro i mulini a vento
E che non ha mai fretta e che non ha mai tempo
E poi l’amore indecente, che si lascia guardare
L’amore prepotente che si deve fare
E gli amori ormai passati e ancora vivi nella mente
Chè dell’amore non si butta niente

(F. De Gregori)

volamiaddosso
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Commenti
#1   24 Aprile 2007 - 16:44
 
Il destino di qualcuno è restare, di altri è tornare...
per quelli come noi.. è la strada.

ma di fronte a certe luci urbane, di fronte a un monte o a una notte che le stelle sembrano lì solo per te,
è evidente che la strada sa essere casa, cuore, muscoli e cervello.
Oltre ogni stanchezza, proprio lì.. over the rainbow.

elena
utente anonimo

#2   27 Aprile 2007 - 10:22
 
Mi lasciano sempre sgomenta le persone che rinunciano. Io lotterei fino alla fine.
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categoria : cristalli di anima