L'arciere ha un aspetto in comune con il saggio: quando manca il bersaglio ne cerca le cause in se stesso - Confucio, Pensieri Morali
Per fare un assedio ci vuole una città, con alte mura. L'esercito nemico allora compare all'orizzonte, là dove la piana finisce e iniziano le montagne, attraverso qualche passo che è la via scavata dal tempo e dall'acqua attraverso la roccia, perchè c'è sempre un fiume che scorre dove c'è vita, e compatto marcia nella vallata dove finalmente erompe da quegli argini e dilaga, si stende sulla piana, monta tende e porta macchine da guerra, micidiali e splendide nella loro potenza distruttiva. Ma ci vuole una città, e ci voglion mura, sempre, per fare un assedio. Se non ci fossero le mura non ci sarebbero assedi.
Le guerre, quelle ci sono sempre, e battaglie e feriti e morti. Ma le mura, intorno cui sferrare un assedio, le mette sempre la città, decidendo dove finisce il dentro e inizia il fuori. Quell'epidermide che vorrebbe esser corteccia è il primo assedio che facciamo a noi stessi. Per il resto, c'è sempre un esercito di passaggio disposto a fermarsi al confine di noi.
Dicono che chi non aveva mura intorno sia stato spazzato via dall'avanzata dell'Orda. Altri dicono che semplicemente si sia fuso in essa. Altri, più audaci, raccontano che fosse proprio quella gente nomade, senza mura intorno, a divenire poi Orda quando costretta dentro argini artificiali dalla pressione di altri popoli, come un fiume che ingrossandosi nel suo letto trovi argini a contenerlo e finisca per generare un'onda di piena, che semina distruzione e morte. Che rimuove la pietra, e le barriere. Perchè il dentro di uno è il fuori dell'altro, fintanto che la distinzione permane, e per osmosi, non si equilibrino le forze.
Dopo è la quiete, e le rovine antiche di Ilio tanto ricercate da generazioni di archeologi, frustrati dalla constatazione che di quelle mura alla luce del sole non sia rimasta traccia.
Chi tene 'o mare
s'accorge 'e tutto chello che
succede
po' sta luntano
e te fa senti' comme coce.
Chi tene 'o mare 'o ssaje
porta 'na croce.
Chi tene 'o mare cammina
c'a vocca salata
chi tene 'o mare o ssape ca
è fesso e cuntento.
Chi tene 'o mare 'o ssaje
nun tene niente…
(Pino Daniele)
PS. Eppure qualcuno infine le trovò, quelle rovine. Non esse ma l'eco di esse attraverso altre rovine di altre mura ed altre città, otto erano, una sull'altra costuite e distrutte e dimenticate. Ognuna a succhiar linfa dal terreno attraverso le radici di quella passata, ognuna schiacciata e oppressa nella terra dall'avvicendarsi della successiva. Così si realizzava una diversa osmosi, verticale, non più tra il dentro e il fuori, ma tra il sopra e il sotto. Continuità di tempo, di idee, e di umane vicende di assedi e crolli. Sopra, in cima al tutto, ricompariva la vegetazione, a suppurare la ferita della terra che la superbia degli uomini aveva chiamato civiltà.
